lunedì 5 gennaio 2009

ACIDO E GLI INFORTUNI DEGLI ALTRI

Acido cerca di non essere troppo egoriferito, cerca di sbrodolare le proprie misere pene il meno possibile. Sta di fatto che Acido si è infortunato il 21 dicembre scorso in una maratonina a Castel Maggiore. In pratica ha sentito una fitta al polpaccio verso il settimo chilometro (quando ancora sfarfallava tutto gaio a 3.30 a km, lanciato verso l'inevitabile scoppiamento) e se l'è portata dietro per i rimanenti quattordici. Con inevitabili conseguenze. Che coglione si potrebbe dire. Potevi fermarti. Se non ero coglione non avrei mai praticato questo cazzo di sport.
Mi piacerebbe raccogliere qualche testimonianza tra atleti e podisti su come gestiscono i periodi di infortunio, se hanno contraccolpi psicologici, se devono fare altre attività atletiche sostitutive, corsa nell'acqua, tiro alla fune, se sono nervosi e picchiano le fidanzate, se invece se ne fottono allegramente, se sono sollevati perchè possono bere mangiare e drogarsi quanto vogliono, se hanno il pensiero fisso e si svegliano male la mattina coma avesserero un lutto in famiglia solo perchè non potranno fare le ripetute gareggiare, se prendono l'infortunio a scusa per smettere definitivamente per dedicarsi ad altro.

4 Commenti:

Blogger PAF82 ha detto...

per quanto mi riguarda....beh..se proprio dovessi incorrere in un infortunio di questo tipo,intanto mi faccio subito visitare da un buon specialista,poi dopo un periodo di riposo,cerco di metter da parte l'orgoglio e la voglia di riprendere a tutti i cosi,e cercare di riflettere su come sostituire la routine quotidiana degli allenamenti...magari della corsa in acqua ti puo aituare a mantenere quel tono muscolare che serve poi quando riprenderai a correre piu forte di prima...UN ABBRACCIO E A PRESTISSIMO!!!!! PAF!!!

5 gennaio 2009 19:36  
Blogger Factory ha detto...

Grazie. Ma più che altro questo post per fare una piccola indagine su come reagiscono (di testa, più che di fisiotarapia) gli atleti (non io in particolare)che incorrono in infortuni.

5 gennaio 2009 20:37  
Blogger Anna ha detto...

Io non sono affatto una vera atleta, ma correre mi piace, mi fa sentire padrona di me. Come sai, sto indagando sui problemi che ho al ginocchio (eco ad aprile, maccheccacchio...!), tipo che dopo quindici minuti non ci sto più su. Nel mio piccolo, i primi giorni di inattività sono stata sclerata di brutto. Ho preso anche molto male il dolore ai reni procurato dagli antinfiammatori prima che me li sostituissero con altri meno aggressivi.Lamenti del tipo che sono sempre sfigata, che capitano tutte a me, con condimento di porco qui e porco là, un porco per ogni gtradino di ogni stramaledetta scala che mi strappava caìni.Da non sopportarmi da sola.
La palestra costicchia, quindi per ora mi sto limitando a camminare molto, ma devo decidermi a fare comunque qualcosa che mi scarichi di dosso le giornate. E comincio a vedermi grassa e gonfia anche se in realtà la bilancia dice che non ho preso un etto. La gommapiuma che ho sui fianchi... al momento mi fa impressione.
E odio, odio, odio sentirmi dire che sono esagerata, che c'è chi sta peggio eccetera. Fa' te. Pensa se ero un'atleta professionista...

7 gennaio 2009 20:52  
Blogger Factory ha detto...

il punto è questo. Non c'è logica apperente, il fatto che non siamo professinisti sposta la cosa, ma non di molto. il fatto è che lo sforzo aerobico mette in circolo endorfine, vera e propia droga endogena. Nel caso di atleti forti arriva anche l'adrenalina da successo. Uno speedball...

7 gennaio 2009 22:42  

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