domenica 10 maggio 2009

ASPETTI PSICOLOGICI E PSICOANALITICI NELLE COMPETIZIONI PODISTICHE

sabato 9 maggio 2009
Ora: 18.00 - 20.00
Luogo: Sala AVIS
Indirizzo: via Massarotti 65
Città/Paese: Cremona, Italy


Qual'è la vera e profonda motivazione che spinge un numero sempre più elevato di persone a correre una maratona (al di là di tutte le giustificazioni coscienti e razionali).
Uso e abuso di sostanze lecite e non nelle gare di media-lunga distanza.

Nell'occasione si presenterà il romanzo
di Saverio Fattori
ACIDO LATTICO
sul doping in atletica

Intervengono:
Paola Pignatelli - direttore periodico XRUN
Daniel Bulla - psicologo dello sport
Davide Iacchetti - neurologo

MARATHON CREMONA

X RUN

mercoledì 6 maggio 2009

LA CRONACA DI CREMONA INTERVISTA ACIDO

1)Hai avuto difficoltà a farti pubblicare un libro che ha come punto centrale la corsa e l'atletica in generale?

Beh, diciamo che in apparenza sarebbe stato più “furbo” un libro sul calcio, dico in apparenza perché gli addetti ai lavori nel campo dell'editoria sono spiazzati su questi temi. Forse non sanno che il podismo è lo sport più praticato, per quelli che lo amano può diventare una vera e propria fissazione, non è il calcetto del mercoledì, diventa subito qualcosa di più profondo, anche se fatto a livelli bassi richiede dedizione, non si inventa nulla, da subito ci si rende conto che le uscite devono essere frequenti, in pratica si corre quasi tutti i giorni e si gareggia ogni settimana per dodici mesi. Io faccio così almeno, in estate arrivo a gareggiare tre o quattro volte alla settimana.

2)E su quali elementi hai lavorato per costruire una trama noir su questo sport?

Ho lavorato per l'appunto sulle fissazioni, sulla disciplina estrema, sulla crudeltà e sull'oggettività che non dà scampo. Da noi la pista è sempre 400 metri e il cronometro non perdona, non ci sono le chiacchere cialtrone da bar. Il mio protagonista è un atleta forte, ma forse non abbastanza, vuole emergere ad ogni costo, uscire dalla medietà atletica, battere gli atleti africani, magari almeno quelli di “seconda schiera”. E' disposto a tutto, a piantarsi una siringa nella pancia nel cuore della notte, a fare una vita che è una gabbia disperata, a vivere di sentimenti liofilizzati. Si indaga il mistero di una morte per suicidio, ma non vorrei dire di più.

3)Si parla molto di doping, sembra quasi che tutti i campioni siano condannati a fare un patto col diavolo in farmacia...

Il mio è un romanzo, fiction che interseca fatti storici veri, non sto nascondendo la mano che ha tirato il sasso, ma ho giocato ad estremizzare tutto fino ad essere sgradevole, non serve al lettore nessuna verità finita, certo qualche carta processuale me la sono andata a vedere... qualche caso l'ho pescato da pagine oscure dello sport e l'ho utilizzato, deformato, trasfigurato. Ma senza furore da crociato, mai, è un libro con una sua complessità, che gioca a spiazzare il lettore, a fargli fare il viaggio mentale dell'atleta dopato. La pratica illecita dell'autoemotrasfusione mi è parsa narrativamente molto forte, nel romanzo la davo come obsoleta, intanto un medico spagnolo la praticava ad atleti di tutti gli sport e di varie nazionalità. Come al solito la realtà...

4)E tu che atleta sei?

Scarsino, ho fatto atletica dai 9 ai 14 anni, poi ho ripreso verso i 25. Acido in qualche modo “ricostruisce” una zona di carriera che non ho frequentato. Ho preso il mio buco temporale e ci ho lavorato inventando una storia nerissima. Sono arrivato a correre 15,40 un 5000 e 1,12 la mezzamaratona. Middle class, né carne né pesce, nel 1996 il livello in Emilia era altissimo, con questi tempi non vincevi nemmeno una campestre provinciale negli amatori, un certo Baldini vinceva la fase regionale dei societari...
Anche senza talento assoluto ho capito la sofferenza e l'impegno che richiede questo sport, oggi a 42 anni corro ancora sotto i 35 minuti i 10mila. Per me è importante, è come se non mia arrendessi all'invecchiamento, come se volessi imbrogliare il tempo nella competizione. Guardo il cronometro per non guardare il calendario.

5)Chi non sa nulla di atletica ha apprezzato il libro?

Direi di si. È stata da subito la mission di questa operazione. Creare un romanzo su più livelli, mutevole e metaforico. È il mio terzo libro e ho una piccola nicchia di lettori, gli altri libri trattavano di altro. Acido è stato appoggiato dalla stampa di settore (Correre, in particolare, con cui oggi collaboro) ma è stato accolto dalla critica letteraria come testo con una sua dignità extra sportiva.

LA CRONACA DI CREMONA